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Spettacolo il 28 e 29 settembre ore 20,30 presso la Parrocchia Stimmate di San Francesco

lunedì 24 settembre 2012

In cammino con Francesco... (15)

15. La santità
E PIANSERO I LUPI NEL BOSCO
Frate Francesco è vivo tra noi
E c'è nel cielo più luce che mai
Tra i cherubini gelosi di lui
Dell'angelo bellissimo

E tra le foglie un vento passò
Al suo respiro che andava lassù
E la sua terra la terra restò deserta senza lui

E piansero bianche nel chiostro
Le monache date a Gesù
Giovanni chiamato Francesco
non c'era più 
Non c'era più
Non era più con noi

Solo amore, amore, amore,
Tutto amore, amore, amore fu
Infinito amore, amore
Fosti solo amore, amore tu

E piansero i lupi nel bosco
Le rondini, i cigni e le gru
Giovanni chiamato Francesco
Non c'era più
Non c'era più
Non era più con noi

Dimmi morte che mi hai fatto?
Mi hai rubato un'anima
La più gagliarda che incontrai
Dimmi...con chi lotto, chi combatto
Se non c'è quel santo frate maledetto
Il più perfetto tra i nemici miei

Sorella dagli occhi di teschio
Quell'attimo hai pianto anche tu
Un gelido bacio e Francesco
Non c'era più

Non c'era più
Non era più con noi


Perché piansero i lupi? Perché è morto un santo.  
La canzone ci fa immaginare che non solo i suoi amici, i frati, le monache, ma persino la natura piange quando muore San Francesco. Perchè? Cos’è la santità?

1. La santità è la dimensione della vita spesa in rapporto a Gesù. Ad esempio, i Santi Innocenti (i fanciulli fatti uccidere da Erode nel tentativo di eliminare Gesù bambino) furono proclamati santi non perché “bambini innocenti”, ma perché martiri “a causa di Gesù”.  Oppure pensiamo alle lettere di S. Paolo che iniziano dicendo “Ai santi di…”,  chiamando “santi” tutti i battezzati, coloro che hanno incontrato Gesù.  La santità è nel rapporto con Gesù. Aver avuto la grazia di incontrarLo, vivere e morire per Lui ci fa Santi, non la nostra bravura.

2. Il santo è un uomo “vero”. Il santo non è un super-uomo, ma un uomo “vero” perché aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui è stato fatto il suo cuore. Un uomo che prende sul serio le domande e le esigenze del cuore (esigenza di verità, di amore, di giustizia, di bellezza… ).
Non è questione di coerenza o di eroismo. La generosità, la capacità di amare, la coerenza e tutte le virtù non sono “capacità” umane, ma sono grazie che derivano dal rapporto con Gesù e dal desiderio di imitarLo. Disse infatti Gesù: “Senza di me non potete far nulla”.
Il santo è un uomo che avendo avuto la grazia (la “fortuna”) di incontrare Gesù, seguendoLo trova risposta a quelle domande e realizza pienamente il suo essere uomo, e quindi dà gloria a Dio. “La gloria di Dio è l’uomo che vive” (S.Ireneo)

3. La morte di San Francesco è un fatto comunitario, tutti piangono perché Francesco li amava veramente. Ma anche la natura piange, perché l’uomo è quel livello della natura in cui la natura prende coscienza di sé.  Senza l’uomo “vero”,  viene a mancare chi la conosce, la ama e ne afferma il senso.

4. La caratteristica dell’uomo veramente religioso è la mendicanza. Cristo è mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo è mendicante di Cristo. San Francesco si fece mendicante, umile, povero per imitazione di Cristo.  Una imitazione talmente perfetta da meritargli le SS.Stimmate sul corpo.  Egli poteva avere tutto, soldi, lavoro, una famiglia…  ma il cuore vuole di più.  Diceva “”Che cosa può bastare al cuore dell’uomo?”.  San Francesco non è l’uomo che disprezza il mondo, ma è l’uomo che gode dell’unica cosa essenziale e che veramente dà gioia: il rapporto con Gesù Cristo. San Francesco è l’uomo che vende il campo per comprare la perla. E l’amore con cui ha guardato tutti ha cambiato per sempre la storia.

Vangelo
“Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.”
(Mt 13, 44-46)

Domande per la riflessione:

  • Ho mai pensato che noi siamo chiamati “Santi”, in quanto battezzati e seguaci di Gesù (e non per quanto siamo bravi)?
  • Invece di misurare quanto siamo bravi, chiediamoci piuttosto: qual è il tesoro e la perla della mia vita?  (e lasciamo a Dio fare il resto)
  • Ho mai fatto esperienza di voler liberamente abbandonare qualcosa di me per avere in cambio il vero tesoro che è il rapporto con Gesù Cristo nella Chiesa?
  • Che cosa ho imparato di me, di Gesù e degli altri in questi mesi “in Cammino con Francesco”?

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