10. È Natale - Natale sempre e ovunque
Ecco la stalla di Greggio con l'asino e il bove
E i pastori di coccio che accorrono già
Monti di sughero, prati di muschio
Col gesso per neve, lo specchio per fosso, la stella che
va...
Ecco la greppia, Giuseppe e Maria
Lassù c'è già l'angelo di cartapesta
Che insegna la via, che annunzia la festa
Che il mondo lo sappia e che canti così
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
Ecco la stalla di Greggio con l'asino e il bove
E i pastori di coccio che accorrono già
Monti di sughero, prati di muschio
Col gesso per neve, lo specchio per fosso, la stella che
va...
Carta da zucchero, fiori di lana
le stelle, la luna stagnola d'argento
la vecchia che fila, l'agnello che bruca
la gente che dica e che canti così
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
Ecco il presepio giocondo, che va per il mondo
Per sempre portando la buona novella
Seguendo la stella che splende nel cielo e che annuncia così
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
Francesco, da tempo ha in
mente un grande progetto, celebrare il più bel Natale che si sia mai visto…..Celebrare
dal Vivo la scena del Natale, e vedere con gli occhi del corpo la povertà in
cui “Gesù Bambino venne al mondo, e come fu adagiato in una greppia e come vi
giaceva tra il bove e l’asinello”
Il fatto che Gesù fosse
nato povero, gli faceva ritenere la povertà una virtù regale; infatti quando i frati gli
chiesero quale virtù rendesse una persona più vicina a Gesù, senza esitazioni
aveva risposto: "Sappiate che la povertà è una via particolare di
salvezza”.
Per Francesco il Natale è
la festa dell’Amore per i poveri!
Egli infatti voleva
celebrare con ogni premura il Natale del Bambino Gesù che chiamava “festa delle
feste” il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno
umano. Voleva che in quel giorno i poveri fossero soccorsi e sfamati dai ricchi
e che i buoi e gli asini ricevessero una razione di fieno più abbondante del
solito.
Francesco desiderava che a
Natale ogni credente esultasse nel Signore e diceva: “ Se io potessi parlare
all’imperatore, vorrei pregarlo di emanare un comando generale, perché tutti
coloro che lo possono, spargano per le vie frumento e granaglie nel giorno del
Natale, sicchè in quel giorno di tanta solennità gli uccelli abbiano tanto
cibo, in abbondanza…”.
Due settimane prima del
Natale del 1223, Francesco manda a chiamare il suo amico Giovanni Velita,
signore di Greggio, il quale possedeva una montagna tutta traforata da grotte e
coronata da boschi, dove in uno di questi era presente una grotta simile a
quella di Betlemme, e gli comunica il suo desiderio di festeggiare il Natale
con un presepe vivente, ovvero di rendere visibile agli uomini “l’Incarnazione
del Verbo”, chiedendo all’amico di occuparsi della preparazione del luogo.
Greggio sembrava per
Francesco il luogo adatto per il suo “Progetto”!
Nella notte di quel
Natale, ai frati si unirono i contadini del luogo, portando torce e ceri per
illuminare la notte. Tutti s’incamminarono verso la grotta. In essa c’era la
greppia con la paglia, e sopra di essa una pietra per celebrare l’eucarestia
che fu celebrata da un frate sacerdote e Francesco che era voluto rimanere solo
diacono, cantò il vangelo che poi spiegò al popolo con grande commozione. Una
grande emozione aveva pervaso Francesco nel vedere il presepe vivente: Gioia,
Stupore e dolcezza. Il vero senso del Natale!
Quando Gesù fu presente
sotto i veli eucaristici, Giovanni Velita ebbe l’impressione di vederlo vivo
nella greppia, addormentato. La greppia vuota fino a quell’istante, aveva
dunque il suo “fiore di carne”. Francesco gli si avvicinò dolcemente, e lo
prese fra le sue braccia. Francesco, con la celebrazione del Natale organizzata
in tal modo, era riuscito a vedere la massima povertà e l’estrema umiliazione
del Figlio di Dio, collegando la sua venuta a Betlemme con la discesa sacramentale
sull’altare della Santa Messa.
Francesco volle così accostare
la celebrazione di Greggio al Natale che quotidianamente si celebra
nell’Eucarestia. Infatti ricordava che ogni giorno il figlio di Dio si umilia,
ogni giorno viene a noi in apparenza umile, ogni giorno discende dal seno del
Padre sopra l’altare nelle mani del sacerdote e si mostra a noi nel pane consacrato. Noi non
celebriamo, quindi un ricordo del passato, ma un evento presente!
Dobbiamo a san Francesco
la realizzazione del primo presepe della storia che divenne presto espressione
tipica della spiritualità cattolica del Natale.


Lettera
ai Corinzi ( 2 Cor 8,9)
“Perché voi conoscete la carità del Signor nostro
Gesù Cristo il quale, essendo ricco, s’è fatto povero per amor vostro, onde,
mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi.”
Vangelo
(Lc 2,8-14)
“C'erano in quella regione
alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo
la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si
presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi
da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non
temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore,
che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete
un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E
subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava
Dio e diceva:
"Gloria a Dio nel più
alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli
ama".
Domande per la riflessione:
- Che cosa è per me il Natale?
- Quale è il mio atteggiamento di fronte al
Presepe? Riesco a stupirmi?
- Il presepe mi aiuta comprendere e riflettere
sul mistero
dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della
grotta di Betlemme?
- Ritengo la povertà una via di salvezza?
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