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Spettacolo il 28 e 29 settembre ore 20,30 presso la Parrocchia Stimmate di San Francesco

venerdì 1 giugno 2012

In cammino con Francesco... (10)

10.  È Natale - Natale sempre e ovunque
Ecco la stalla di Greggio con l'asino e il bove
E i pastori di coccio che accorrono già
Monti di sughero, prati di muschio
Col gesso per neve, lo specchio per fosso, la stella che va...
Ecco la greppia, Giuseppe e Maria
Lassù c'è già l'angelo di cartapesta
Che insegna la via, che annunzia la festa
Che il mondo lo sappia e che canti così
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
Ecco la stalla di Greggio con l'asino e il bove
E i pastori di coccio che accorrono già
Monti di sughero, prati di muschio
Col gesso per neve, lo specchio per fosso, la stella che va...
Carta da zucchero, fiori di lana
le stelle, la luna stagnola d'argento
la vecchia che fila, l'agnello che bruca
la gente che dica e che canti così
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
Ecco il presepio giocondo, che va per il mondo
Per sempre portando la buona novella
Seguendo la stella che splende nel cielo e che annuncia così
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui
E' Natale, è Natale, è Natale anche qui

Francesco, da tempo ha in mente un grande progetto, celebrare il più bel Natale che si sia mai visto…..Celebrare dal Vivo la scena del Natale, e vedere con gli occhi del corpo la povertà in cui “Gesù Bambino venne al mondo, e come fu adagiato in una greppia e come vi giaceva tra il bove e l’asinello”
Il fatto che Gesù fosse nato povero, gli faceva ritenere la povertà una virtù regale; infatti quando i frati gli chiesero quale virtù rendesse una persona più vicina a Gesù, senza esitazioni aveva risposto: "Sappiate che la povertà è una via particolare di salvezza”.
Per Francesco il Natale è la festa dell’Amore per i poveri!
Egli infatti voleva celebrare con ogni premura il Natale del Bambino Gesù che chiamava “festa delle feste” il giorno in cui Dio, fatto piccolo infante, aveva succhiato ad un seno umano. Voleva che in quel giorno i poveri fossero soccorsi e sfamati dai ricchi e che i buoi e gli asini ricevessero una razione di fieno più abbondante del solito.
Francesco desiderava che a Natale ogni credente esultasse nel Signore e diceva: “ Se io potessi parlare all’imperatore, vorrei pregarlo di emanare un comando generale, perché tutti coloro che lo possono, spargano per le vie frumento e granaglie nel giorno del Natale, sicchè in quel giorno di tanta solennità gli uccelli abbiano tanto cibo, in abbondanza…”.
Due settimane prima del Natale del 1223, Francesco manda a chiamare il suo amico Giovanni Velita, signore di Greggio, il quale possedeva una montagna tutta traforata da grotte e coronata da boschi, dove in uno di questi era presente una grotta simile a quella di Betlemme, e gli comunica il suo desiderio di festeggiare il Natale con un presepe vivente, ovvero di rendere visibile agli uomini “l’Incarnazione del Verbo”, chiedendo all’amico di occuparsi della preparazione del luogo.
Greggio sembrava per Francesco il luogo adatto per il suo “Progetto”!
Nella notte di quel Natale, ai frati si unirono i contadini del luogo, portando torce e ceri per illuminare la notte. Tutti s’incamminarono verso la grotta. In essa c’era la greppia con la paglia, e sopra di essa una pietra per celebrare l’eucarestia che fu celebrata da un frate sacerdote e Francesco che era voluto rimanere solo diacono, cantò il vangelo che poi spiegò al popolo con grande commozione. Una grande emozione aveva pervaso Francesco nel vedere il presepe vivente: Gioia, Stupore e dolcezza. Il vero senso del Natale!
Quando Gesù fu presente sotto i veli eucaristici, Giovanni Velita ebbe l’impressione di vederlo vivo nella greppia, addormentato. La greppia vuota fino a quell’istante, aveva dunque il suo “fiore di carne”. Francesco gli si avvicinò dolcemente, e lo prese fra le sue braccia. Francesco, con la celebrazione del Natale organizzata in tal modo, era riuscito a vedere la massima povertà e l’estrema umiliazione del Figlio di Dio, collegando la sua venuta a Betlemme con la discesa sacramentale sull’altare della Santa Messa.
Francesco volle così accostare la celebrazione di Greggio al Natale che quotidianamente si celebra nell’Eucarestia. Infatti ricordava che ogni giorno il figlio di Dio si umilia, ogni giorno viene a noi in apparenza umile, ogni giorno discende dal seno del Padre sopra l’altare nelle mani del sacerdote e si  mostra a noi nel pane consacrato. Noi non celebriamo, quindi un ricordo del passato, ma un evento presente!
Dobbiamo a san Francesco la realizzazione del primo presepe della storia che divenne presto espressione tipica della spiritualità cattolica del Natale. 



Lettera ai Corinzi ( 2 Cor 8,9)
“Perché voi conoscete la carità del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, s’è fatto povero per amor vostro, onde, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi.”

Vangelo (Lc 2,8-14)
C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
"Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".

Domande per la riflessione:

  • Che cosa è per me il Natale?
  • Quale è il mio atteggiamento di fronte al Presepe? Riesco a stupirmi?
  • Il presepe mi aiuta comprendere e riflettere sul  mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme?
  • Ritengo la povertà una via di salvezza?

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