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Spettacolo il 28 e 29 settembre ore 20,30 presso la Parrocchia Stimmate di San Francesco

lunedì 4 giugno 2012

In cammino con Francesco... (12)

12. La povertà
LA POVERTÀ
 Quando quel giorno Francesco verrà
Io voglio dirgli così
Dimmi se sono la tua povertà
io che son povera qui
A Francesco quel giorno dirò
Tu lo sai che ricchezza non ho
Pane e cielo io mangio con te
Ma il mio cuore, leggero non è
E lui Francesco, mandato da Dio
Sul cuore mio piangerà
Che povertà - gli dirò - sono io
E lui, Francesco dirà:
Povertà, povertà non è più
Se sarà come qui schiavitù
Pane e cielo, sapore non ha
Se il tuo pane non è libertà
Quando quel giorno Francesco verrà
Ali di rondine avrò
E sul nel libero cielo con lui
Io povertà volerò
Volerò.

Povertà, ricchezza. Due termini  che sembrano contrapporsi, ma che sono strettamente correlati: non si può parlare di povertà senza parlare di ricchezza.
Anche se il termine ricchezza ci riconduce immediatamente ai beni materiali, non è solo a questi che ora dobbiamo fare riferimento.
S. Francesco, dopo la sua conversione, era estremamente povero, ma era anche enormemente ricco. Sì! Perché ciascuno di noi ha tante ricchezze che magari non si riconosce nemmeno, ciascuno di noi è una ricchezza perché possiede tanti talenti che Dio gli ha donato: l’intelligenza, l’umiltà, la disponibilità, l’altruismo, e, perché no, la bellezza, la creatività, la bella voce, l’armonia dei movimenti, la passione per la musica, per la pittura …
Ecco, queste sono le ricchezze più importanti che possediamo e non pecchiamo di superbia se ce le riconosciamo, perché ciascuno di noi è un piccolo capolavoro uscito dalle mani di Dio.
Che cosa vuol dire allora povertà? Molto semplicemente che i miei talenti non li devo rivolgere verso me stesso, ma li devo proiettare verso gli altri, condividerli con loro, arrivando magari ad  annullare me, per far risaltare chi mi sta vicino. E in questa condivisione, in questo dono troverò la vera gioia.
Ma non basta: povertà vuol dire anche accettare gli altri con i propri limiti, le proprie difficoltà, le proprie incertezze, vuol dire tendere  la mano a chi ha bisogno di appoggio, di solidarietà, di conforto, anche se quel gesto agli occhi del mondo può sembrare una follia, confortati dalla realtà dei fatti: anche S. Francesco dalla maggioranza dei suoi contemporanei era stato considerato un folle!
Ma c’è di più. Gesù e di conseguenza S. Francesco non ci chiedono una povertà triste ed arrabbiata perché è mancanza dell’essenziale per vivere: quella proposta da Gesù e da S. Francesco è una povertà gioiosa, sorridente perché ci libera dalla preoccupazione per l’accumulo e la conservazione delle nostre ricchezze e si concretizza nel dono di se stessi agli altri che è il culmine dell’amore .
E allora per amore dono quello di cui c’è bisogno, anche se questo a volte mi può deludere, perché penso che i miei talenti siano di maggior valore, accetto anche il poco che un altro può donare, perché è tutto quello che ha, come la vedova del Vangelo, e se ho poco, non mi arrendo, non mi demoralizzo, non mi trincero dietro l’ “apparente inutilità”, (concetto tanto caro ad una persona grande come Don Ciotti) perché se il mio dono  è fatto con amore penserà Dio a farlo diventare grande. Come possiamo leggere nel Vangelo in uno degli episodi noti come “la moltiplicazione dei pani”, se quella persona non avesse accettato di offrire a Gesù il suo insignificante pranzo, tutta la folla non avrebbe avuto di che sfamarsi.
E non devo temere se durante il mio cammino incontro incomprensioni, delusioni, sofferenze,  perché Gesù per primo ha vissuto, per amore nostro, il peggio dell’incomprensione e della sofferenza.
Ecco, allora serbiamo nel cuore come guida per vivere la povertà durante tutta la grande avventura della nostra vita le parole di S. Francesco:
“L’ECCELLENZA DELL’ALTISSIMA POVERTA’ E’ FARSI POVERI DI COSE MA RICCHI DI VIRTU’”. (Da “La regola di S. Francesco”)

Vangelo
Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel Regno di Dio. (Mc. 10, 23)
È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno di Dio (Mc. 10, 26).
… (Gesù) Vide anche una vedova che vi gettava due spiccioli e disse: “In verità vi dico: questa vedova povera ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, han deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato quanto aveva per vivere”. (Lc. 21, 2 – 4).
Perché dove sono le vostre ricchezze, là c’è anche il vostro cuore. (Lc. 12, 34).

Domande per la riflessione:
  • Che rapporto hai con i beni materiali? Quale parte del tuo cuore occupano?
  • Sei consapevole dei molti talenti che Dio ti ha donato? Sei capace di riconoscerli? Sei disposto a metterli a disposizione degli altri?
  • Quando intraprendi una qualsiasi attività, la tua meta è il successo personale o il vantaggio che gli atri potranno trarne?
  • Ti è capitato di nascondere con “l’apparente inutilità” di un tuo gesto, la difficoltà a compierlo?



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