Per comprendere
e fare esperienza del concetto di Provvidenza, occorre necessariamente
accettare l’idea di essere piccoli e questo comporta non poca umiltà. Solo i
bambini, bisognosi di tutto e ancora incapaci di procurarselo da sé, confidano istintivamente
e ciecamente nel papà e nella mamma, che rappresentano per loro le figure umane
in assoluto più provvidenti, a cui nulla si chiede perché sanno, senza
consiglio, ciò che davvero è necessario.
Anche all’adulto, che si misura con
esigenze e responsabilità più grandi, è dato il potere di riappropriarsi di
quel rassicurante sentimento dell’infanzia, di riconoscere di non bastare a se
stesso, di valutare le proprie forze e le proprie capacità con il metro umile
di chi è disposto ad ammettere i propri limiti, ad accettarli e a non
vergognarsi che Qualcuno possa ancora prendersi cura di lui.
Nel fioretto 11 san Francesco,
partito con frate Masseo verso la Francia per predicare il Vangelo di Gesù,
vive di elemosina mendicando il pane, che consumano poi presso una fonte
limpida, dopo essersi appoggiati su una bella pietra larga. O frate Masseo, noi non siamo degni di un
così grande tesoro – giubila il santo e Masseo gli risponde: Padre, come puoi chiamare tesoro dove c’è
tanta povertà e mancano le cose necessarie? Qui non c’è tovaglia, né coltello,
né tagliere, né scodella, né casa. Di rimando allora san Francesco: E questo è quello che io reputo un grande
tesoro, dove ciò che c’è, è dato dalla Provvidenza divina: il pane elemosinato,
la pietra così bella e la fonte così chiara.
Credere nella Provvidenza comporta
vivere l’esperienza dell’abbandono, fidare in Dio, non in quanto Dio, ma perché
è Padre, lasciarsi condurre senza turbamento dalle Sue mani invisibili e,
tuttavia, artefici di ogni meraviglia nell’universo, non fare altro sforzo che
non sia quello di credere, non chiedere nulla, ma sperare tutto da Lui solo.
Etty Hillesum, una delle voci ebree
che visse lo sterminio della Shoa, dichiarava nei suoi scritti di annoverarsi
tra coloro che, facendosi leggeri, di nulla ripieni se non di fiducia, riescono
a galleggiare sulla superficie del mare e a non andare a fondo, tenendo gli
occhi ben spalancati solo su quel grande cielo che tutto sovrasta e che tutto
copre.
Silvia Ravarino
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