Di Francesco ci parlano gli scritti come il Cantico di frate sole, che il Santo stesso compose in una lingua comprensibile alla massa popolare e che è diventato parte di un patrimonio letterario che si studia ancora oggi tra i banchi di scuola; oppure a raccontare brevi aneddoti della sua vita sono stati i suoi frati, come frate Ugolino nei Fioretti o Fra Tommaso da Celano che ne scrisse una biografia e il Trattato dei miracoli. Sfogliando queste fonti, è spontaneo domandarsi quale sarebbe l’atteggiamento di Francesco nell’intraprendere un viaggio. Non saprei raffigurarmelo carico di bagagli, biglietto di viaggio in mano, impaziente e un po’ polemico per il solito ritardo dei trasporti. Lo immaginerei piuttosto scalzo e vestito di sacco, che è tanto l’abito quotidiano, quanto quello delle occasioni; sorridente e fiducioso che il sole non tramonterà finché la meta non sarà raggiunta; quieto e lento nel suo cammino per poter contemplare le meraviglie di Dio e intonare un canto di lode e di ringraziamento; silenzioso con i frati che lo seguono, ma scrupoloso e attento che nessuno resti indietro o si perda o necessiti che gli sia offerto il sostegno di un braccio per proseguire. Questo è un autentico spirito di viaggio a cui ispirarsi! Allestire un recital non consiste nell’intonare un assolo, ma nell’intrecciare più mani e il risultato sarà davvero “francescano”, nella misura in cui prima di pensare al ruolo per cui ci siamo resi attivi, saremo disposti a conoscere anche quello degli altri per mettere in comune abilità e talenti; pur coltivando una nostra opinione, ascolteremo e rispetteremo anche le idee altrui; e infine, saremo disposti ad accettare debolezze e difetti, senza mormorazione e senza irritazione. In tutto questo e in molto altro ancora consisterebbe la perfetta letizia di Forza venite gente.
Silvia Ravarino

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