Nel Fioretto 17 composto da frate Ugolino è riportato il celebre fatto del lupo di Gubbio che, affamato, si aggirava per la campagna circostante, attaccando non solo gli animali, ma anche gli abitanti della città. Francesco raggiunse nel bosco la bestia feroce, che si accucciò inoffensiva ai suoi piedi, forse convinta che le sarebbe toccata una “bella ramanzina” e invece… il santo assolse il lupo dalle sue colpe (so che è per fame che hai fatto tutto questo), gli rivolse un invito alla pace (tu dovrai promettere che non farai più male né agli uomini, né agli animali) e gli assegnò persino una ricompensa (finche vivrai, gli abitanti di Gubbio ti daranno sempre il necessario). Da allora, il lupo trascorse due anni a Gubbio, girando mansueto per la città senza arrecare più alcun danno. Neppure i fiabe celebri, come Cappuccetto rosso, al lupo è spettata una lezione di vita così misericordiosa, da cui non poteva che scaturire un sincero ravvedimento. In Forza venite gente l’episodio del Lupo è rappresentato con una spensieratezza che lo fa quasi sembrare un intrattenimento per bambini; in realtà, se ne può trarre una riflessione assai impegnativa: quante volte in un mondo in cui di “lupi” ce ne sono tanti, sentendoci minacciati, ci limitiamo a puntare il dito contro di loro, non ingenerando alcun cambiamento in bene. San Francesco è riuscito a realizzare ciò che Gesù nel Vangelo ci esorta a fare: amare i nostri nemici e pregare per i nostri persecutori. E’ noi? Siamo abbastanza umili per riconoscere che a volte anche in noi vibra il fremito di un ululato contro gli altri?
Silvia Ravarino

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